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Un contributo alla comprensione dello stress

Se il sistema miofasciale viene considerato come un complesso funzionale, piuttosto che una pura somma di tessuti, diventa evidente che esso rappresenta un organo di supporto, ossia una fitta rete di fasce unitaria e resiliente che inizia, trasmette e determina il movimento, così come avvolge e supporta ogni singolo elemento corporeo.
Ne risulta un sistema muscolare bilanciato e interconnesso, dove ogni singolo muscolo agisce in stretta collaborazione con tutti gli altri. Si ritiene che questi complessi meccanismi siano sistemi fisiologici, piuttosto che elementi anatomici. Il sistema miofasciale, con i meccanismi neurali relativi, determina nuovi movimenti articolari nello spazio e, quindi, la direzione e la qualità di tutti i movimenti. Attraverso i movimenti muscolari, che agiscono come pompa, il sistema miofasciale costituisce un fondamentale veicolo di scambio dei fluidi a tutti i livelli dell'organismo.
Così, anatomicamente, il sistema miofasciale collabora nel regolare i livelli metabolici, sia in aree localizzate sia in tutto il corpo, diventando un fattore vitale nella regolazione bioenergetica del corpo e nell'equilibrio omeostaico e termodinamico.

La tensione tra i segmenti corporei altera il modello di movimento. In un corpo irregolare, ogni movimento evoca risposta, non solo dai muscoli direttamente coinvolti (e i loro antagonisti), ma anche da un coro di altre unità. Alcuni di questi gruppi che accompagnano possono interferire o limitare il movimento, invece di supportarlo. Il flusso aberrante che ne risulta può, infatti, essere un'inversione del movimento richiesto.
E' un vocio di risposte che altera, o addirittura inverte, il movimento richiesto. Sebbene la limitazione muscolare possa rappresentare inizialmente lo sforzo del corpo di sostenere, cementare o alleviare la parte colpita, essa costituisce, comunque, un ostacolo al buon funzionamento muscolare, che il corpo arginerà richiedendo all'individuo un maggiore dispendio energetico, creandosi i presupposti per uno stato di profonda spossatezza generale.
Le fasce sono strati di tessuto, che avvolgono, un po' come una rete, tutti gli elementi del nostro corpo; attraverso gli strati fasciali, si determina la posizione spaziale dei singoli blocchi corporei. In presenza di problemi strutturali, l'armonioso movimento di scivolamento dei singoli piani fasciali, necessario per compiere movimenti liberi e fluidi, subisce delle alterazioni, dando origine a meccanismi compensatori, che si originano ed operano secondo leggi meccaniche.
Incidenti, posture abituali o la drammatizzazione di un atteggiamento emozionale possono distorcere l'allineamento verticale dei blocchi ponderali, ma spetta alla fascia superficiale il compito di adeguarsi per trattenere uniti i blocchi.
Ovviamente, c'è sempre un punto di origine di tensione fasciale localizzata. Ma, per arrivare a restrizioni acute soggettivamente più tollerabili, il corpo ovvia diffondendo la tensione nei punti più distanti attraverso la rete di comunicazione fasciale. Il corpo spesso reagisce alla tensione irrigidendo e ispessendo le fasce muscolari e, se questo processo diventa stabile, anche l'alterazione muscolare che ne consegue diventerà cronica. Ciò facendo, il corpo si è adattato.
Nella fascia, particolarmente la fascia superficiale, questo spessore e spostamento è osservabile nel contorno del corpo. Ma queste chiavi visibili sono normalmente ignorate, perché non se ne comprende il significato.

Ci sono molti modelli di disintegrazione o deterioramento corporeo. Un accorciamento della fascia può provocare un leggero slittamento delle parti corporee. Oppure, gli involucri fasciali possono attaccarsi alle unità miofasciali vicine, consolidando un certo numero di queste fasce elastiche in un'unica unità, meno resiliente, meno mobile. Il problema può anche essere focalizzato in movimenti ridotti nelle articolazioni, dove i tendini si accorciano o vanno fuori posto. Una volta iniziati, i modelli di disintegrazione sono automaticamente progressivi. Col progredire dell'accorciamento e dell'ispessimento della fascia, le cavità corporee diventano più piccole e distorte; ne consegue una compressione viscerale. Soggettivamente e oggettivamente, la situazione è di un'energia consistentemente più bassa e di un benessere vitale inferiore.

Taylor (1958) richiamò l'attenzione sulla probabilità che il meccanismo di deterioramento possa essere dovuto ad un cambiamento chimico e/o fisico della sostanza fondamentale e delle lamine fibroaerolari della fascia. Egli enfatizzò anche il fatto che l'energia, che si disperde in corpi sottoposti ad un processo degenerativo spontaneo, può essere ripristinata attraverso mezzi chimici o meccanici, riportando l'individuo verso una condizione fisica ottimale.
L'elasticità può essere ripristinata,
egli sostiene, dovunque, eccetto in quelle aree dove il livello di deterioramento è tale che i tendini elastici hanno assunto un aspetto fibrocartilagineo. Questa è stata anche la nostra osservazione. Il livello di energia può aumentare di nuovo; il processo è reversibile se si ripristina lo schema.

Ripristinare lo schema richiede ben più che un allungamento muscolare casuale, irregolare, di un'area localizzata. Siamo convinti del fatto che ogni manipolazione profonda dei muscoli trasformi energia; e, così facendo, aggiunga ossigeno ed altri metaboliti a livello cellulare. Il massaggio, un'antichissima terapia, lo dimostra.
Ma un funzionamento efficace, continuo e spontaneo della macchina energetica, che noi chiamiamo uomo, richiede che tutte le parti vitali della macchina siano libere di muoversi reciprocamente.
Ogni membro, con il suo movimento, deve spontaneamente ripristinare la spesa energetica del suo antagonista. Il più ovvio e più superficiale bilanciamento agonista/antagonista è quello dei flessori ed estensori. La caratteristica di un corpo irregolare è una mancata cooperazione di questi muscoli. Durante il movimento di flessione, i flessori oppongono bruschi movimenti di resistenza, anziché allungarsi lungo la colonna vertebrale, e un' errata postura è il risultato di questo squilibrio muscolare.
Liberare il movimento, in un corpo irregolare, attraverso una serie di manipolazioni, presuppone una realtà viva, che è la struttura miofasciale superficiale dell'individuo. Il punto preciso della prima restrizione, come essa sia avvenuta, sono considerazioni importanti, ma né l'uno né l'altra sono decisivi per il problema. Come abbiamo detto, un'interferenza localizzata in qualunque posto della struttura miofasciale s'irradia rapidamente. Questo è particolarmente vero in incidenti traumatici.
Fortunatamente, è vero anche nelle riabilitazioni manipolative. Il primo, il trauma, crea compensazioni e tensioni attraverso tutto il corpo; la seconda, seguendo uno schema, le rilassa. Spesso, soggettivamente, il risultato si registra come se arrivasse da parti del corpo piuttosto distanti rispetto al primo punto di tensione e dal primo punto di intervento manipolativo.
Se la tensione è presente da lungo tempo, liberarla localmente, anche se nel punto originale dell'impatto traumatico, non modifica realmente il modello aberrante che si è generalizzato, anche se provoca un cambiamento temporaneo, cambiamento che è molto gradito da parte del soggetto.

 
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