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Gravità: un fattore inesplorato

Sommario: in questo articolo, l'autrice sottolinea le limitazioni cui va incontro la scienza medica nell'identificare il progresso scientifìco solo con una ricerca sempre più dettagliata e specialistica, a detrimento di una percezione dell'uomo nel suo complesso: corpo, mente e spirito. La dr. Rolf anticipa, in sostanza, la ricerca di una visione terapeutica integrata, che inizia ad affermarsi soltanto oggi.
Dov'è l'uomo? Esiste la possibilità, per l'uomo, di integrare tutte le sue componenti in modo equilibrato, affinché la qualità globale della vita sia migliore?
Partendo dall'analisi dei percorsi psicoanalitici e di quelli compiuti da altri ricercatori di tecniche psico-corporee, suoi contemporanei, la Rolf approda all 'idea strutturale, ossia propone la visione della struttura come relazione nello spazio e, a un altro livello, come comportamento.
Esistono eventi fisici e psichici che provocano alterazioni nell'organizzazione originale del corpo umano: tuttavia il Rolfing, o Integrazione Strutturale, è in grado di riorganizzare i segmenti corporei attorno ad una linea verticale ideale. La gravità farà il resto. La gravità è il vero terapeuta.

Il secolo appena trascorso potrebbe benissimo essere analizzato, dagli storici futuri, come un periodo in cui gli esseri umani esplorarono il loro mondo attraverso uno strumento, oppure, se preferite, un microscopio di specializzazione; come un periodo in cui le persone credevano che, conoscendo sempre più in dettaglio l'universo circostante, sarebbero stati in grado di tenere il mondo sotto controllo.
L'errore di tale credenza diventa sempre più evidente.
Persino gli esperti di settori specialistici si sono resi conto che si stanno chiudendo in un'area limitata e che hanno perso non solo il senso del movimento, ma anche quello della prospettiva e dell'orientamento. Di conseguenza, molti pensatori stanno ora impiegando il loro tempo e i loro sforzi nel tentativo di capire e ridurre questo squilibrio culturale.

Tuttavia, questi sforzi hanno posto sempre più l'enfasi sull'educazione come risposta al problema, come se la soluzione fosse l'integrazione all'interno dell'approccio educativo.
C'è forse un errore basilare, oppure una svista, in questo pensiero?
Non si sta forse trascurando una profonda verità?
Ciclicamente, diversi pensatori, partendo dagli antichi filosofi fino ad arrivare agli psicoterapeuti moderni, hanno dichiarato che l'uomo proietta nelle proprie creazioni solo ciò che ha dentro sé stesso.
Le parole chiave di questa premessa sono "dentro se stesso". Gli uomini, che si trovano di fronte a parole come queste, tendono ad interpretarle come metafore, che indicano un essere sottile, spirituale e simile ad un fantasma.
Solo pochi si sono resi conto che queste parole appartengono ad una "carne" tangibile e ad un "sangue" reale, e questi pochi hanno capito che l'uomo ha letteralmente proiettato in un mondo fisico, da lui stesso creato esternamente, il mondo meccanico in cui egli vive inconsciamente; che da questo universo, che esiste all'interno della propria pelle, egli ha derivato il prototipo per le leve, le ruote ed il meccanismo comunicativo, che ora costituisce il suo mondo materiale.

Persino i sistemi elettronici più recenti sono nati nel mondo esterno all'uomo, come proiezioni dei modelli esistenti all'interno del proprio corpo materiale in una forma tridimensionale. Non è accettabile obiettare che l'uomo, che per primo creò il cardine di una porta ben funzionante, non sapesse nulla del fatto che, nella sua essenza strutturale e nella sua funzione, questo cardine era simile, e soggetto alle stesse leggi fisiche, di alcune delle articolazioni all'interno del proprio corpo: la caviglia e il ginocchio, per esempio.
Tali proiezioni inconsce sono sempre esistite.
Ora, per fortuna, grazie ad una maggiore conoscenza della psiche umana, risultato dell'impegno delle scuole di psicologia, siamo disposti ad accettare tali proiezioni come materializzazioni di un'essenza più sottile.

Allora, poiché sembra possibile dimostrare che il mondo esterno all'uomo è una proiezione del suo mondo interno, non è possibile che alcuni dei problemi dei nostri tempi possano essere risolti esaminando l'uomo stesso, il suo essere fisico, il suo corpo?
Potrebbe essere logico supporre che, se si trovasse un modo per organizzare meglio le attuali strutture fisiche degli uomini, potrebbero attenuarsi anche le altre confusioni, siano esse mentali o culturali.
L'immagine che l'uomo ha di sé stesso e il modo di proiettarla, oggi, è stata creata in larga misura dalle professioni mediche e affini. Come costruzione scientifica è simile a quelle che si trovano in altri settori della conoscenza umana e che sono nate mediante lo stesso tipo di approccio analitico.
Il secolo della specializzazione ha raccolto molte informazioni su ogni singolo organo del corpo. I dati resi disponibili a tutti coloro che sono in grado di interpretarli, vanno oltre i sogni più ambiziosi degli scienziati di soli cinquant'anni fa. Tuttavia, tali informazioni derivano da, e si riferiscono a, pezzi isolati di tessuto umano.
Questi tomi somigliano, in qualche modo, a quei modelli anatomici trasparenti e staccabili usati per insegnare ai bambini come visualizzare un corpo e, come questi modelli, anche i libri sembrano assemblaggi, piuttosto che un unico corpo. Ecco un fegato, duro e ben distinto, un po' più grande della norma. Nel manichino può essere staccato. Lo si può tirare fuori e tenerlo in mano. Anche questo, lo rende una "proiezione nello spazio del libro".
Analogamente, possiamo esaminare un paio di polmoni, anch'essi duri e distinti, con delle etichette sui vari vasi sanguigni, in modo che noi possiamo conosceme il nome, il simbolo, il funzionamento. Anche questo pezzo può essere staccato ed osservato, e così via.
Ecco un cuore, un rene. Da qualche altra parte, c'è uno stomaco e persino un cervello.

Ma la grande domanda, in tutti questi pezzetti, è: dov'è l'uomo? Lo si può tirare fuori ed osservarlo?

Questo è, ovviamente, il dilemma principale del metodo analitico. Nonostante la ricca raccolta di informazioni a cui siamo giunti, rimane il fatto che la gente continua a lamentarsi dei propri dolori, delle sofferenze e delle insufficienze. Non si tratta soltanto di "non addetti ai lavori": anche il professionista coscienzioso è insoddisfatto della sua incompetenza nell'affrontare i problemi che si ritrova davanti.

 
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