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Un'intervista con Ida Rolf

G. Esiste un 'incredibile differenza fra il lavoro su specifiche parti del corpo umano (cosa comune anche per un clinico) e la procedura per fasi a noi così noto. Mi riferisco alle dieci sedute standard di Rolflng, adottate oggi in tutto il mondo. Qual è la linea di pensiero che unisce il lavoro specifico su una singola parte del corpo al concetto di fasi progressive, che interessano tutto il corpo?
R. E' stato il corpo stesso che me l'ha fatto capire. E' tutto quello che posso dire. Il corpo parla da sé. Molti dei miei allievi sanno cosa intendo dire quando affermo una cosa del genere.
Se, ad esempio rolfiamo un gruppo di dieci persone per un'ora, si potrà notare che, dopo un primo trattamento, ognuno di loro presenterà gli stessi e precisi sintomi: gambe che fanno cilecca, oppure una scorretta deambulazione. E il loro corpo, che risponde alle sollecitazioni del Rolfer, la cui manipolazione innesca, sin dalla prima seduta, tutta una serie di cambiamenti nel corpo, impercettibili ad occhio nudo, ma progressivi.
Il corpo continuerà il suo percorso di allineamento, anche dopo avere terminato le dieci sedute, fino a quando non raggiungerà la sua naturale struttura. E tutto qui!

G. Continuerà fino a quando il corpo non raggiungerà un bilanciamento dell'intera struttura?
R. Esattamente! Dopo di che il paziente si sentirà avvolto da una ritrovata sensazione di benessere generale.

G. A proposito, si dice che il Rolflng sia doloroso, tanto da costringere il paziente ad urlare e che 1'intensità del dolore fisico vari da persona a persona e da corpo a corpo. Ritiene importante l'utilizzo della voce o l'emissione di un urlo, da parte del paziente durante il processo di Integrazione Strutturale?
R. Non insisterei tanto sull'importanza dell'emissione di un urlo di per sé, quanto invece sul tipo di rapporto, che si instaura fra il paziente ed il Rolfer e sulla reciproca collaborazione. Tuttavia, in determinati soggetti, può sussistere la tendenza a non far trapelare la propria sofferenza fisica, tentando anzi di soffocarla.
Si, comunque, può capitare che il paziente si lamenti, ma non tanto da urlare, anche se talvolta questo fatto non è completamente da escludere.

G. Sembra esistere una certa relazione fra la tecnica Rolflng e quella adottata dalla psicoanalisi, in quanto l'obbiettivo di entrambe è il raggiungimento di una sorta di catarsi. Nel Rolflng avviene una sorta di catarsi, per lo meno nelle fantasie spontanee dell'individuo.
R. Sono di diverso parere. La psicoanalisi libera le tensioni emotive, imprigionate nel corpo; e il lavoro dell'analista avrà termine solo quando l'individuo si sarà liberato dall'influsso negativo ditali sintomi, ed inizierà un cambiamento a livello del corpo fisico. Il cambiamento di postura, ottenuto attraverso la psicoanalisi, avviene comunque molto lentamente.
IlRolflng opera, invece, da una prospettiva totalmente diversa. Non partiamo da una chiave di lettura a livello psichico, ma da un livello fisico e cioè dalla struttura del soggetto.
In questo processo di liberazione, con il bilanciamento della struttura corporea, anche la psiche verrà influenzata completamente e positivamente. E' chiaro che non intendiamo sostituirci allo psicoanalista, ma vogliamo solo regalare ai nostri parenti una vita più piacevole e serena ed arrivare a dei risultati in tempo breve.

G. Come definirebbe le tensioni emotive, che vengono liberate: tensioni negative, rancori mai assopiti?
R. Nella maggior parte dei casi si tratta di tensioni emotive negative. Come lei certo saprà, è impossibile raggiungere la completa ed eterna felicità, per lo meno devo ancora incontrare una persona che ci sia riuscita. Nessuno ci riesce. I bambini probabilmente; ma, crescendo anche loro, iniziano ad accumulare emozioni negative all'interno del corpo e della struttura corporea, causando un irrigidimento in maniera più o meno vasta. E l'irrigidimento persiste, finché non interviene qualcuno.

G. Possiamo, quindi, definirle come reazioni di difesa involontarie?
R. Esattamente. Reazioni di difesa involontarie. Consideriamo il caso di un individuo sofferente. Difficilmente saremmo portati a definire la sofferenza una postura difensiva, ma questa è, comunque, una postura prevalente riconoscibile da tutti.
Se assumiamo una determinata postura e la manteniamo costantemente nel tempo, essa può diventare definitiva concretizzandosi in uno stabile modello strutturale. Solo l'individuo, in un perfetto equilibrio psico-fisico e in un ottimale stato di bilanciamento strutturale, è, probabilmente, in grado di riequilibrare tali muscoli, in modo tale da attuarne un bilanciamento, che gli permetterà di sbarazzarsi della sua postura sbagliata e di assumerne una nuova e corretta.

G. Dott. Rolf ritiene che certe parti del corpo, o zone muscolari, siano fortemente influenzate da particolari stati emotivi o esistono motivi più generali?
R. Si è voluto proiettare questa teoria all'interno del Rolflng, avvallata anche da molti Rolfers. Personalmente, però, non la penso così!
Anche Bile Schutz tenterà di convincervi della validità ditale idea, propinandovi una serie di argomentazioni che, sinceramente, non mi sento di condividere. Non credo, ad esempio, che una persona sofferente possa essere colpita solo in determinate parti del corpo, piuttosto che altre. Nei maschi, ad esempio, la tensione accumulata può sovente colpire la zona inguinale, ma non sempre e non tutti i maschi accumuleranno la tensione in tale sede.

 
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