L'influenza di questi psicoterapeuti lo ha portato a dire: ".....per avere una terapia efficace, abbiamo bisogno di fare interventi che possano cambiare il modo in cui le persone regolano le loro funzioni più profonde, cosa che probabilmente non può essere fatto con le sole parole, con il linguaggio.".
Le terapie corporee, e dunque il Rolfing, in buona sostanza appartengono a quelle tecniche che riprocessano dal basso verso l’alto, permettendo alla persona di diventare più consapevole delle proprie sensazioni.
La modalità del Rolfing nel procedere a una riorganizzazione funzionale della struttura, recuperando la piena potenzialità del gesto e quindi offrendo al cliente la possibilità di attingere alla completezza dell’espressione, mette la persona nella possibilità di concludere l'azione con quel "gesto mancante" che durante l’evento traumatico non si è potuto esprimere.
Bessel Van der Kolk dice ancora: "....se si vuole realmente aiutare una persona traumatizzata, è necessario lavorare sui suoi stati fisiologici profondi e allora la mente inizierà a cambiare.".
Possiamo comprendere che una persona, che abbia subito un’aggressione proveniente dal lato destro del suo corpo e che sia stata impedita a sollevare il braccio per proteggersi (perché l’evento è stato improvviso e inaspettato), metterà in atto modalità che possono presentarsi come:
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una limitazione nel campo visivo destro,
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sempre a destra: limitazioni dei movimenti nella spalla, nel collo e nel torace,
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una conseguente ridotta capacità di ri-orientarsi, cioè di riorganizzarsi nel campo spaziale e anche temporale, per affrontare i nuovi input sensoriali provenienti da destra.
Il lavoro del Rolfing (Integrazione Strutturale) nelle dieci sedute - con i rispettivi obiettivi strutturali da raggiungere - mette il cliente nella condizione di recuperare una potenzialità inibita dal trauma.
La semplice sensazione fisica derivante da un lavoro corporeo profondo come quello del Rolfing e la consapevolezza del poter nuovamente compiere il gesto, senza difficoltà e senza dover arrivare immediatamente alle zone corticali, quindi senza doverne dare immediatamente un significato, può permettere di riprocessare il vecchio trauma in quelle zone del cervello ancora attivate dall’evento del passato.
Il cervello rettiliano, completando il gesto, potrà cessare la sua attivazione e quello limbico potrà integrare l’informazione proveniente dalle parti più antiche del cervello. Solo più tardi, e forse in altro contesto, la persona potrà integrare a livello cognitivo ciò che è avvenuto nella seduta di Rolfing.
La seduta di Rolfing, che consiste in un approccio profondo ai meccanismi involontari che ci sostengono nello spazio e che reagiscono alla forza di gravità, si svolge in un contesto protettivo e rassicurante e offre l'opportunità di accedere ai quei livelli profondi della mente umana che sono stati toccati dal dolore e dalla sofferenza del trauma, senza dover fare rivivere l'evento doloroso: impediscono perciò la riattivazione emozionale e somatica che vi è connessa.
Il Rolfer può accompagnare la persona che ha sofferto nell'accostamento graduale alle benefiche sensazioni corporee che si ottengono durante la seduta.
L'opportunità di ascoltarsi e di sentire il pieno effetto delle nuove sensazioni può portare alla scoperta di nuove risorse che possono essere lenitive per la persona.
Ciò che viene spesso definito, in termini generici, come risultato delle dieci sedute "un miglior adattamento allo stress quotidiano", "un comportamento diverso", potrebbe non essere altro che il completamento (a livello del cervello rettiliano e limbico) del gesto inibito durante i piccoli o grandi eventi traumatici della nostra vita.
Il concludere un'azione, a suo tempo inibita, offre la possibilità alla persona di procedere verso una nuova integrazione del sé, fonte di una nuova vita, assimilando il passato doloroso in un sistema nervoso più elastico e resiliente.
In conclusione: le tecniche corporee che offrono la possibilità di non dover rivivere il trauma raccontandolo e che, recuperando i gesti inibiti, mettono la persona in contatto con nuove sensazioni benefiche e positive, giovano a coloro che abbiano subito eventi non ancora risolti e che appesantiscono l'individuo nel suo procedere.
Le tecniche psicoterapiche come l'EMDR (Eyes Movement Desensitation and Reprocessing) ed il Somatic Experiencing, entrambe riconosciute come efficaci nel trattamento del trauma, traggono dunque grande supporto dalle tecniche corporee che, accelerando il processo di guarigione attraverso il sentire, rinforzano e nutrono il processo di autoguarigione.
Il dott. Luigi Negro ha scritto un libro: "La relazione terapeutica" ed. Marrapese.