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Lenire il trauma psichico

del dott. Luigi Negro
certified advanced Rolfer®
Psicoterapeuta

Da molto tempo il trauma psichico è territorio di terapie, come la Psicoanalisi, che si occupano della mente e ne indagano i meandri più profondi ed inconsci o che, come la Psicologia Cognitiva e Comportamentale, ne studiano il funzionamento.

Entrambi gli approcci utilizzano la parola e l'ascolto.
Le terapie mediche psichiatriche hanno cercato di ottenere il miglioramento dei sintomi derivanti dal trauma con gli psicofarmaci, ottenendo buoni risultati.
Così è stato, ed è ancora, a ragion veduta, perché le conseguenze del trauma si sviluppano soprattutto attraverso sintomi che appartengono alla sfera della mente.
L'intervento sul trauma psichico deve rimanere appannaggio delle discipline psicologiche e mediche.

Attualmente, alla luce delle più recenti scoperte sul funzionamento del cervello, possiamo definire il trauma come segue:

"Un evento si definisce traumatico quando è improvviso, inaspettato e viene percepito dalla persona come una minaccia alla sua sopravvivenza, suscitando un sentimento di intensa paura, impotenza, perdita del controllo e annichilimento".

In questa definizione ci sono due parole chiave: percepito e sopravvivenza.

Ciò che viene percepito come minaccia da me, può non esserlo da un'altra persona, quindi è la percezione soggettiva dell'evento che può rendere un fenomeno traumatico. I bambini, ad esempio, sono soggetti estremamente più sensibili degli adulti: lo scoppio di un fuoco di artificio li può spaventare; un rumore improvviso o l'abbaiare di un cane possono essere percepiti dal sistema nervoso del bambino come minaccia.
Sopravvivenza è di nuovo un termine che ha connotazioni soggettive. La perdita del lavoro è oggettivamente stressante per chiunque, ma può essere traumatico solo per qualcuno.

Queste brevi osservazioni ci conducono all'affermazione che il trauma non è nell'evento, ma è nella persona.

O, meglio: non è ciò che accade ad essere sempre traumatico, ma lo può diventare se, come abbiamo visto, l'evento è improvviso ed inaspettato e viene percepito minaccioso per la vita della persona. La minaccia è percepita dal sistema nervoso come intollerabile e di conseguenza innesca una risposta di allarme dell'intero sistema.

Nel comune interloquire quotidiano, spesso si sente dire: "....la tal cosa mi ha traumatizzato”; l'uso comune della parola "trauma” ne ha in realtà alterato il vero significato. Una situazione stressante può essere percepita dall'organismo come impegnativa e, a lungo andare, creare "microtraumi ripetuti”, con conseguenze altamente dannose per l'organismo. Ma, mentre lo stress si può recuperare con rilassamento, massaggi, meditazione, sul trauma è possibile intervenire solo con terapie adeguate.

Abbiamo detto che la condizione determinante è che l'evento venga percepito come minaccioso, vediamo allora, in breve, come avviene il meccanismo che suscita nell'individuo "la percezione" del pericolo.

Il cervello dell'uomo nel corso dei millenni si è evoluto per corrispondere alle nuove esigenze nate dal naturale progredire della razza umana. In breve, si può dire che l'aspetto trino (vedi Fig. 1), soddisfa le attuali richieste del genere umano.


Figura 1
  • Il cervello è detto rettiliano nella sua struttura più antica, che ha svolto e svolge compiti i quali hanno a che fare con gli aspetti somatici (del corpo): è, se vogliamo, la sede degli istinti e delle risposte somatiche alla minaccia.
    Successivamente si è sviluppato il cervello detto limbico, che ha compiti riferiti agli aspetti emozionali dell'essere umano.
  • della corteccia in risposta alle nuove esigenze del contesto sociale ha creato quelle circonvoluzioni che sono caratteristiche della materia grigia e che sono frutto della necessità di guadagnare spazio all'interno della scatola cranica.
  • Più recentemente (migliaia di anni fa), ai due precedenti si è aggiunta la neocorteccia, la parte più peculiare del genere umano, che svolge compiti che hanno a che fare col relazionarsi con gli altri; in particolare, si occupa del "razionalizzare” (categorizzare e contestualizzare) ciò che avviene nell'ambiente esterno. Lo sviluppo massiccio della corteccia in risposta alle nuove esigenze del contesto sociale ha creato quelle circonvoluzioni che sono caratteristiche della materia grigia e che sono frutto della necessità di guadagnare spazio all'interno della scatola cranica.

 

 
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