Tra mente e corpo
Rolfing e Psicoanalisi
di Elena Liotta, psicoanalista junghiana, AIPA-IAAP, docente di formazione*
La finalità primaria delle psicoterapie psicoanalitiche è la comprensione dell'inconscio. Attraverso il corpo - sintomi, agiti, postura, movimento - l'inconscio si esprime tanto quanto attraverso le funzioni e i prodotti mentali quali l'immaginazione e la fantasia, il sogno, la comunicazione verbale. La psicoanalisi da un lato e le terapie corporee dall'altro, pur rimanendo ciascuna nel proprio alveo quanto a tecniche e setting di intervento, sembrano convergere sempre di più, nella loro ricerca e teorizzazione, verso quell'interezza dell'essere umano che si esprime sia nella salute sia nella malattia.
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Come molti colleghi, ho personalmente sperimentato con successo e raccomandato ad alcuni pazienti, quella ristrutturazione corporea che avviene attraverso il Rolfing, trattamento che ritengo funzionale a passaggi profondi della conoscenza di sé e del rapporto con il proprio corpo. Il livello su cui interviene il Rolfing è quello in cui si rifugiano le emozioni più profonde, diventate ormai abitudini corporee, spesso impenetrabili da un trattamento puramente psicologico. Ci sono contrazioni antiche, oppure indotte da particolari professioni o da esperienze traumatiche o cronicizzate, che sembrano addirittura opporsi alla parola, all'interpretazione e alla consapevolezza mentale, quasi a ribadire una richiesta di qualcosa d'altro. La constatazione dei limiti della psicoterapia analitica classica, di qualunque indirizzo si tratti, non va intesa come un demerito. Infatti, sul versante delle terapie corporee, ho spesso incontrato l'esigenza opposta 'fare psiche', di dare senso al percorso terapeutico o a momenti particolari di esso, riconducendo ciò che avveniva nel corpo alla storia e alle tematiche personali dell'individuo. Nel concreto scorrere dell'esistenza individuale, la dimensione corporea e quella mentale si rispecchiano e risuonano costantemente l'una nell'altra, al di là dell'eterno problema epistemologico sul loro rapporto.
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Attraverso il Rolfing si può acquisire consapevolezza della propria struttura fisica e della sua dinamica, di particolari movimenti degli arti, di un'area 'inconscia' del vissuto corporeo. Ad esempio, se si pensa ad alcuni movimenti naturali e spontanei - come quell'allungare la mano per prendere o toccare un oggetto, che nell'infante avviene senza sforzo e non dipende né da riflessi automatici innati né dal sistema muscolare somatico che si deve ancora sviluppare (1) - appare chiaro che fa parte della nostra costituzionalità una conduzione 'dolce' del corpo attraverso lo spazio. Tuttavia, questa naturalezza viene gradualmente soffocata, nella crescita e nell'educazione del bambino, dall'espansione del volontarismo egoico, attraverso movimenti spesso non necessari o distorti. Rimanendo all'esempio in questione, e lasciando da parte l'istintualità della sopravvivenza, pensiamo al vissuto psichico che è implicito in 'io voglio prendere', rispetto a un semplice 'io prendo'. Il primo consuma molta più energia e irrigidisce la postura, il movimento, l'espressione del viso. In termini psicodinamici, è come se una parte della personalità - il vero Sé originario - si ritirasse a favore dell'Io, per difesa, paura, educazione o altro. Anche le discipline meditative orientali centrate sulla corporeità ipotizzano un corpo e una energia 'sottili' e lavorano su livelli di consapevolezza che permettono al corpo ciò che la volontà non riesce a realizzare. Identificare questo strato psichico profondo che si confonde con quello somatico - Jung parlerebbe di livello 'psicoide' (2) permette di individuare meglio anche le differenze tra ciò che viene definito teoricamente come Sé e come Io, o vero Sé e falso Sé (3), oppure le corazze caratteriali definite da W. Reich e altri concetti della psicosomatica. Queste diversificazioni, inoltre, vengono confermate dalle attuali conoscenze sul sistema nervoso e sulla sua articolata e complessa suddivisione tra area volontaria e autonoma, nonché dall'intreccio tra sistema nervoso, endocrino e immunitario, oggetto di una nuova disciplina.
L'inconscio corporeo non sarebbe dunque solo il luogo del rimosso e della patologia ma anche il nascondiglio di energie che si autorganizzano, potenzialmente capaci di autoguarigione, che possono essere innescate da interventi diretti sul corpo e dotate di senso e consapevolezza da una visione incentrata sul Sé e sui processi individuativi.
E-mail: elenaliotta@infinito.it
Elena Liotta ha scritto dei libri:
"Le solutudini nella società globale" La Piccola Editrice: nella prima parte la "nuova" solitudine nel mondo tecnologico - tocca il tema del rapporto tra valori umani, tecnica e potere, la biotecnologia, la psicologia e l'ambiente, l'informazione e la comunicazione. Nella seconda parte: il faticoso rapporto di adattamento dell'individuo all'ambiente sociale, nelle varie forme che esso prende. Vengono tratteggiate alcune figure della solitudine dell'individuo nella comunità e nella società: il disertore, il disadattato o diverso; il terrorista; il dissociato; l'eroe solitario; il profeta; il mistico, l'artista e il viandante. Nella terza parte lo zoom si fissa sulla solitudine nei rapporti interpersonali: la solitudine tra le generazioni; brevi flash sulla vita di coppia e le donne; come educarci ad essere soli; il ruolo dei valori umani condivisi all'interno della comunità.
"Educare al sé: formarsi per incontrare i bambini" ed. Magi
Dedicato all'adulto e alla sua formazione personale e professionale, questo libro ha, in realtà, il bambino come destinatario. Una crescita psicologicamente sana ha bisogno di alcune qualità che solo l'adulto può garantire: ascolto, presenza affettiva, libertà e guida. L'autrice indica un naturale e coerente cammino che, partendo dall'essere e sviluppando il pensare -inteso come consapevolezza di sé, del mondo interno e delle emozioni- giunge infine all'agire, che si cocretizza nel comportamento e nel linguaggio. Solo se si instaura una solida continuità interna tra essere-pensare-agire il bambino,una volta adulto, sarà capace di scegliere il proprio stile di vita e il fine dell'educazione potrà considerarsi raggiunto.
Note:
(1) comunicazione personale della Rolfer Miita Mazzali Fulgenzi, in riferimento al lavoro di Hubert Godard, docente di Rolf Movement;
(2) C.G. Jung, Opere, vol.8 e9, Torino, Boringhieri
(3) D.W. Winnicott (1986) Dal luogo delle origini, Milano, Cortina, 1990
* E. Liotta, Il corpo e la trasformazione del Sé, Rivista di Psicologia Analitica, 1985, n. 32; Tra mente e corpo: rispecchiamenti e risonanze nella creatività, Rivista di Psicologia Analitica 1995, n. 51; Scienza, Psicoanalisi e identità dell'analista, Rivista di Psicologia Analitica, 1998. |
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