Il pensiero meccanicistico ci pone generalmente di fronte ad un organismo vivente come ad una macchina composta di varie parti in larga misura intercambiabili; ma la considerazione che gli organismi biologici, dopo la fecondazione, si sviluppano da un'unica cellula, lo zigote, e che solo successivamente da essa tutte le altre derivano, diversificandosi in vari distretti embrionali con quantità, qualità e funzionalità differenti, riporta il nostro modo di vedere a una visione più unitaria, che rischia altrimenti di andare perduta.
Quando osserviamo le varie parti (tessuti, organi, sistemi, ecc.) che costituiscono un organismo vivente e ci limitiamo ad analizzarle separatamente per comprenderne il funzionamento, perdiamo di vista questa unicità, anche se questo atteggiamento ha prodotto conoscenze molto utili. Sistemi complessi adattativi come gli organismi viventi, costituiti da parti costantemente in relazione tra loro, sono in realtà qualcosa di più delle parti in cui è possibile scomporli. Le ininterrotte relazioni tra le parti determinano quell'equilibrio strutturale e funzionale che ogni organismo vivente possiede. Partendo da questo punto di vista possiamo chiederci non solo quali siano le cause di una patologia, ma anche quali possano essere le cause o gli elementi che determinano il nostro stato di salute e benessere.
Verticalità e bipedismo sono le caratteristiche esterne più evidenti degli esseri umani. Camminiamo eretti da circa 3 milioni di anni e ciò ha indotto, nel corso dell'evoluzione, la liberazione degli arti anteriori da ogni funzionalità deambulatoria, a favore dell'acquisizione dell'abilità a costruire e usare strumenti.
La riduzione della parte anteriore dello scheletro facciale ha portato all'apertura "a ventaglio" della nostra capacità cranica e al conseguente ulteriore sviluppo del cervello (Leroi-Gouran, 1977).
E' con questa postura che abbiamo scoperto un nuovo modo di esporci al mondo. Nello stesso tempo abbiamo dovuto fare i conti con rischi più evidenti per aver lasciato indifese zone sensibili come mammelle, ventre e genitali esterni. Siamo divenuti "bipedi barcollanti" (P.V. Tobias, 1992) costantemente spinti, passo dopo passo, ad impedirci di cadere a faccia in giù. Le successive trasformazioni e l'allontanamento dagli ambienti naturali hanno portato ad una postura scorretta, con i conseguenti disagi quotidiani in molteplici distretti corporei (piede piatto, ernia del disco, prolassi, cattive posture ecc.).
Oggi stiamo sperimentando anche positivamente le conseguenze tecnologiche di una biomedicina, che ha assimilato il nostro corpo ad una macchina: trapianti di organi, organi artificiali meccanici, supporti elettronici, stanno rafforzando l'immagine di un corpo come meccanismo riparabile e sostituibile con parti nuove se non addirittura clonate o clonabili, paventando la possibilità di un futuribile mondo umano fatto di cyborg (cybernetic organism).
Ma forse possiamo anche pensare a qualcosa di diverso, prima di affidarci alla meccanica, alla plastica o ai circuiti di un computer.
Le mani dell' essere umano, così strettamente legate al cervello, sono state da sempre anche strumento di conoscenza: la mano della madre che accarezza il corpo del bambino, quella dell'amante che percorre il corpo dell'amato, quella del medico che diagnostica il perché di un dolore o che, asportandone via le cause, lo elimina. Ma quelle mani che trasformano il corpo e alterano il mondo naturale, per curare e costruire, sono anche quelle che distruggono od uccidono. Le mani come strumenti di offesa, ma anche e soprattutto come strumenti di benessere e piacere.
Attraverso le mani possiamo seguire un percorso di esperienza personale del nostro corpo. Possiamo acquisire la possibilità di poter vedere toccando il visibile superficiale per intuire e ricostruire tutto ciò che è invisibile profondo: è il metodo di Ida Rolf, che lavorando alla ricostruzione dell'invisibile, toccando ed osservando il visibile, modifica la propria percezione corporea.
Le fasce muscolari, costituite da quel tessuto connettivo che unisce ed avvolge le diverse parti del corpo, che riveste muscoli ed organi ed agisce come base di supporto ad arterie, vasi linfatici e nervi (I. Rolf, 2000), sono manipolate, spostate, riattivate da mani che - diventate occhio interno - riescono a cambiare e ricostruire quello che la nostra postura, così disarmonica rispetto alla forza di gravità, ha modificato nel corso degli anni e delle nostre esperienze. Una strada per ri-umanizzare una medicina spersonalizzata da un tecnicismo esasperato passa necessariamente attraverso l'introduzione del soggetto e della persona come elemento comprensivo, oltre che del corpo, della sua storia, della sua psicologia e delle condizioni della società in cui vive. Il mutamento del paradigma medico che riconduce il tutto sempre ai soli elementi basilari, è ormai inadeguato a comprendere la complessità strutturata di un essere umano compresa tra fattori genetici, biochimici, psicologici, ambientali e sociali.
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Molti medici ortopedici e fisiatri stanno mettendo in discussione i loro paradigmi "normali", modificando diagnosi e terapie. In particolare una nuova Medicina manuale sta diffondendo e contrastando sia il potere del farmaco, che quello del chirurgo, portando verso terapie e diagnosi non più così invasive. L'inserimento, nella relazione medico-paziente, di una maggiore responsabilizzazione personale va a contrastare quel potere economico delle multinazionali del farmaco che, ponendosi esclusivamente con l'ottica del profitto, perdono ogni interesse nei confronti della salute, sia pubblica che del singolo.
Se vengono negati la qualità e l'ordine sequenziale delle differenti strategie terapeutiche, se l'una impedisce all'altra di esistere ed agire, cadiamo certamente nella presunzione di una ricerca fatta solo per conservare e non per migliorare e modificare modelli di pensiero "normali" (T.S. Kuhn, 1969). La validità di quelle alternative complementari, sia diagnostiche che terapeutiche, è frutto di una maggiore ricerca, che, nel tentare di superare quei limiti d'intervento imposti da una visione parziale, ha potuto osservare ed intuire nuove possibilità, offrendo spesso più efficacia, ma sempre più qualità di vita.
In questo nostro discorso possiamo cogliere alcuni aspetti etici, legati sia all'ordine che alla scelta di una strategia terapeutica. Le funzionalità osteo-articolari si vogliono oggi ottenere con varie strategie terapeutiche, da cinesiterapie, farmacoterapie, fisioterapie, terapie manuali, terapie "alternative", terapie chirurgiche; le scelte molto spesso non hanno chiare giustificazioni.
Molti rischi, legati all'uno o all'altro intervento, spesso si legano all'imperizia e/o all'errore umano, ma più spesso ancora alle scarse conoscenze del medico, quando volontariamente e coscientemente trascura, ai danni del paziente, possibilità conoscitive e terapeutiche "altre". Quelle "tradizionali" provenienti da differenti culture, e quelle "non convenzionali" (per origine e storia), presenti nell'attuale panorama terapeutico, stentano ad affermarsi, non per l'insufficienza teorica e/o pratica che sostengono, ma per il conflitto di interessi e di potere economico che suscitano.
Medicina omeopatica, chiropratica, agopuntura, medicina ayurvedica ecc., andrebbero conosciute, sperimentate e verificate molto più concretamente di quanto si faccia. Vengono scelte e praticate sempre di più proprio perché hanno, nella loro concezione teorica, quella dimensione umana, e quindi più etica, rispetto alla nostra tradizione, spersonalizzata e tecnologica, che spaventa anche quando vuole soltanto salvarci la vita.
Queste medicine altre sono spesso più efficaci perché determinano una migliore qualità della vita, evitando ogni inutile aggressione o invasione, che spesso danneggia e non cura.
Se tutto ciò che non è percepibile con i sensi fisici o con il ragionamento logico viene relegato allo spirituale, condannato al demoniaco, o esaltato al miracolo, allora la scissione tra la mente e il corpo è il prezzo che ancora dobbiamo pagare per portare quell'essere umano intero, considerato tuttora solo come meccanismo biologico, verso una diversa vitalità, fatta anche di fantasia, sogni ed affetti.