Rolfing Italia
HomeChi siamoElenco dei Rolfers in ItaliaAttivitaBibliografiaLinkForum
 
I problemi delle catene muscolari

E' sempre in modo indiretto, vale a dire nell'ambito di una ristrutturazione globale, che il Rolfer® interviene su patologie specifiche come queste. Il Rolfing® le considera come il risultato di uno squilibrio profondo nell'organizzazione mio-fasciale, epilogo di anni di scompensi latenti, rimasti a lungo indolori.

Il nostro organismo, per mantenere una buona funzionalità, è in grado di assorbire le sollecitazioni eccessive, focalizzate in una zona ristretta, ridistribuendo la fatica su un tratto più esteso.

Quando un muscolo - un tendine - un legamento, sono molto sollecitati e sono passibili di infiammazione e poi di usura, automaticamente il corpo reagisce e cerca di suddividere lo sforzo su tutta una catena di muscoli che hanno la stessa funzione, per esempio tutti i flessori del braccio: è come se in un palazzo scoppiasse un incendio e tutti i condomini, uno dopo l'altro, fossero mobilitati per passarsi i secchi d'acqua, per spegnerlo.

Se questo "surmenage" per fronteggiare l'emergenza non si esaurisce e si protrae nel tempo, tutti i muscoli iper-stimolati si stancano e vanno in crisi.

Il dolore subentra solo quando il fisico ha esaurito la capacità di assorbire la fatica, spartendola; a quel punto, però, non è solo un'area ristretta, quella dolorante, ad avere problemi: si trovano zone di sofferenza, sensibili al tatto, su di una fascia più ampia e anche lontana dalla parte che spasima.
Questa semplificazione può far capire come insorge una tendinite, o un'altra patologia analoga.

Le infiammazioni dei tendini colpiscono non solo chi fa sforzi consistenti, come i giocatori di tennis - che hanno portato agli onori della ribalta l'epicondilite, ribattezzata "il gomito del tennista"- ma anche chi fa lavori meno pesanti, ma ripetitivi, come le "manicures".

Alla base, c'è l'incapacità di queste persone di usare gli arti, inferiori o superiori, svincolati dalla parte assiale del corpo.
Quando si verifica questa condizione, la colonna vertebrale è coinvolta in modo non appropriato e qualche radice nervosa ne soffre.
A quel punto, un'infiammazione locale può diventare cronica, perché si crea un circolo vizioso, dato che la radice nervosa a sua volta dà risentimenti a tutta la zona che innerva.

Ogni cura anti-infiammatoria circoscritta dà sollievo, ma non è risolutiva e la situazione rimane critica finché non si risolve il problema, letteralmente, alla radice.
Per non avere ricadute è necessario riportare equilibrio tra i gruppi muscolari antagonisti che lavorano in modo sbilanciato e instaurare un movimento diverso, di migliore qualità, che lasci la spina dorsale svincolata dai gesti di braccia e gambe.

La logica del corpo è complessa: si possono trovare problemi alle spalle, sorti come compenso di uno squilibrio del bacino; oppure il contrario: un colpo di testa assorbito malamente può creare una disfunzione a livello del sacro.

La pubalgia viene presa in considerazione dai Rolfers® nello stesso modo.
Può subentrare in seguito ad un impatto violento o ad un parto problematico.
Talvolta all'origine ci può essere una componente viscerale: una disfunzione della vescica, dell'intestino, o anche dello stomaco.

Di fatto affligge molti atleti, in alcune discipline sportive più che in altre. E' di rilievo che i danzatori, pur sottoponendo il loro organismo a sforzi importanti, molto raramente soffrono di pubalgia, perché lavorano sulla flessibilità, non sulla potenza.
Il corpo umano è in grado di affrontare grandi sollecitazioni, ma per continuare a essere efficiente ha bisogno di recuperare dalla fatica e di essere mantenuto elastico.

Il più delle volte la pubalgia può essere imputata a una preparazione atletica inadeguata allo sforzo richiesto allo sportivo.
Va interpretata come un eccesso di lavoro, dovuto a un potenziamento muscolare esagerato, a scapito dell'elasticità e della scioltezza.

I sintomi dolorosi sono a livello del pube, ma a volte s'irradiano agli adduttori, agli addominali, all'inguine, ai genitali.
La zona pubica può essere il punto di incontro-scontro di forze che arrivano dal basso (l'impatto al suolo) e di altre discendenti (peso del tronco). Per l'atleta, tutto procede bene finché i suoi muscoli hanno una lunghezza e un'elasticità tali da consentire l'assorbimento di questi impatti, mantenendo una coordinazione ottimale.

Può sembrare strano, ma normalmente i "colpevoli" delle pubalgie sono i muscoli posteriori della coscia, che si ingrossano eccessivamente e si accorciano, impedendo al ginocchio di distendersi correttamente nella parte posteriore: mentre si corre, per esempio. Altri muscoli, gli adduttori, non trovano più lo spazio per lavorare in modo appropriato: si contraggono, si irrigidiscono.

Il movimento non riesce più ad essere ampio e fluido, come sarebbe invece necessario quando, nel gesto atletico, il corpo ha bisogno di dispiegarsi per esprimere la sua massima potenza: viene invece sollecitato mentre è compresso. L'area pubica, crocevia di spinte contrapposte, ne risente più del resto.

Nel momento in cui uno o più gruppi diventano troppo forti (iper-tonici) si instaurano delle congestioni, che alterano il corretto metabolismo muscolare.
Al tatto gli adduttori saranno molto più dolenti degli ischio-crurali nella coscia, ma sono questi ultimi che devono avere la precedenza nell'essere allungati e "rieducati": non c'è speranza per gli adduttori di ritrovare la loro economia di lavoro, se gli ischio-crurali non la trovano per primi.

Il trattamento della pubalgia deve prevedere un recupero funzionale delle varie articolazioni, che possono essersi bloccate in seguito a compensi, messi in atto dall'organismo per proteggersi; le sacro-iliache, la zona lombare o anche la parte inferiore della gamba: tutte possono essere coinvolte, ma qualche volta i compensi raggiungono punti anche più lontani.

Finché non vengono ripristinati elasticità e un buon movimento ovunque, anche la pubalgia non sparisce, o può ritornare.

 
Fondazione di Ricerca Ida P. Rolf
Fondazione di ricerca interdisciplinare dedicata alla fondatrice del metodo Rolfing
NUOVA SPECIE
Un nuovo punto di vista sul disagio per trovare un rapporto sano con se stessi e con gli altri.
METODO ALLA SALUTE
Un'alternativa agli psico-farmaci per tutte le forme di disagio, personale e sociale
PARTORIRE SENZA PAURA
Un aiuto per le future mamme
© 2009 Rolfing-Italia.it
Tutti i diritti riservati.