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Un aiuto dopo i traumi

"Sono tornata all'atletica dopo due anni di dolore"
Monica, appassionata sportiva, non poteva cedere: per lei il salto in lungo era troppo importante. E il Rolfing® l'ha fatta tornare in pista.
Da "Starbene" Ottobre 2000, pag. 55 -- Testo di Rosella De Nicolò

"E' successo due anni fa: stavo partecipando a una gara di atletica, quando un salto in lungo si è trasformato in un salto nel buio. Ho spiccato il volo e il mio ginocchio è andato in pezzi, un dolore lancinante. Il legamento anteriore era partito, così come il menisco interno e il bicipite posteriore. Poi sei mesi di fisioterapia, tutti i giorni. Alla fine di questo calvario mi ero rimessa in piedi, ma ero tutta "storta". Il problema più evidente erano le anche.
Un giorno mi sono infilata un paio di pantaloni a vita bassa e allo specchio ho visto che le mie anche non erano più alla stessa altezza. Ho consultato due o tre specialisti. La diagnosi era unanime: avevo una gamba più corta dell'altra. Impossibile, le mie gambe erano sempre state uguali, cos'era successo? Ero veramente a terra. Non solo la mia carriera sportiva era naufragata, ma non riuscivo più nemmeno a fare una piccola corsa senza provare dolori dappertutto.
Poi un amico mi ha parlato del Rolfing e sei mesi fa ho iniziato la terapia. Già dalla seconda seduta di manipolazioni avevo riacquistato la mobilità del ginocchio. Dopo due anni mi sentivo finalmente bene, potevo di nuovo correre, mi sentivo libera di muovere il corpo. A ogni seduta è come se si cambiasse pelle, è come se il corpo si riprogrammasse. Dicono che il Rolfing è una pratica dolorosa perché lavora in profondità. Io però non ho mai sentito un gran male e comunque è una sensazione che non mi dà fastidio, perché i benefici sono stati impagabili. Ho persino ripreso a gareggiare e la mia anca sta tornando normale. Ho rimesso i jeans a vita bassa e le mie gambe sono di nuovo della stessa lunghezza. Insomma, sono rinata."
Monica, 28 anni, segretaria

 

Il Rolfing è una tecnica di manipolazione che non lavora direttamente sui muscoli, ma piuttosto sul tessuto connettivo che collega tra loro le diverse strutture corporee, come i muscoli, le ossa, gli organi. La guarigione spesso comincia già al momento del primo colloquio con il terapista, perché il paziente incomincia a pensare a se stesso. "Questo è il primo passo", spiega Paola Volpones, Rolfer avanzata. "Le persone vengono per un mal di schiena o per migliorare la postura. All'inizio sono concentrate soprattutto sulla malattia da combattere. Ma il Rolfing non combatte, non scioglie. E' piuttosto un modo per mettersi di fronte a se stessi. Di solito è l'intera esistenza, la somma di mille esperienze e situazioni che ci ha portato a una postura sbagliata, a sviluppare abitudini dannose. Con il Rolfing non si insegna una postura alternativa, ma come lasciare andare le tensioni che ci impediscono di essere in armonia con la verticalità tra terra e cielo. Si impara a stare in piedi utilizzando il minimo sforzo, senza sprechi di energia. Questo processo pedagogico avviene durante la manipolazione. Quando, per esempio, emerge il dolore, si porta l'attenzione sul fatto che in quel punto esiste una tensione e che in parte può essere alleviata lasciando andare, utilizzando anche il respiro. Nel Rolfing si fa sempre una fotografia prima e dopo le dieci sedute base. Le due immagini mostrano chiaramente un miglioramento del profilo, della postura, dell'intera organizzazione del corpo. E' la visualizzazione evidente di un nuovo modo di sentirsi nel proprio corpo: più radicati e in equilibrio."

 

 
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