Parlando con qualcuno, mi è stato suggerito che talvolta i tessuti controruotano l'osso, talvolta no. Questa ipotesi non mi ha mai convinta.
La "casualità", non suffragata da una necessità specifica, non credo che esista nel corpo umano. Un'evoluzione durata milioni di anni, con una selezione rigorosa per tutto ciò che non si è rivelato funzionale e finalizzato alla sopravvivenza, lascia poco o niente spazio ad una indiscriminata casualità nel prodotto finale; se così ci appare è perché probabilmente non siamo ancora riusciti a capire le connessioni profonde.
Se si considera da vicino la fisiologia del corpo umano, o se guardiamo alla precisione delle risposte e delle sequenze nei processi patologici, non si ha un'impressione di casualità.
Quanto più si ampliano i confini della conoscenza, tanto più le interazioni dei sistemi dell'organismo appaiono seguire una logica (vedi le recenti teorie sul caos).
Ulteriore perplessità proveniva dal confronto con terapisti che praticano la tecnica Mésière, e con diversi osteopati, che considerano il femore sempre in rotazione interna. Suffragavano tutti questa teoria mostrandomi che, visti da dietro, i condili femorali non sono allineati sul piano sagittale: quello mediale è sempre più posteriorizzato.
Alla fine un'idea: non potrebbero sommarsi gli effetti di due tendenze?
Cioè: oltre all'input dato all'organismo dal sistema cranio-sacrale, che sembra "fissare" tutto l'organismo in flessione (bacino antiverso) o in estensione (bacino retroverso), potrebbe esserci una tendenza di fondo dovuta al raddrizzamento della struttura, che ha portato i femori in rotazione interna. Le due cose possono tranquillamente coesistere. Questo assommarsi di più fattori è ciò che abitualmente riscontriamo nei corpi umani.
La spiegazione più logica per questa tendenza alla rotazione interna del femore l'ho trovata in uno dei libri di Marcel Bienfait: "Fisiologia della terapia manuale". Egli, partendo dagli scheletri ricostruiti nei musei, e rifacendosi alle rappresentazioni delle pitture rupestri, ricorda che i nostri progenitori apparivano come quadrupedi cabrati, cioè sollevati intorno all'asse trasversale, come cavalli che si impennano. Questo raddrizzamento ha messo in tensione i muscoli flessori anteriori, cioè gli psoas, dando origine alla lordosi lombare.
Ammettendo che ci sia questa rotazione interna di base, vuoi per un fatto evoluzionistico, vuoi perché il gruppo dei rotatori interni è più numeroso e, nel complesso, più potente di quelli esterni, cosa determina una diversa forma nelle gambe? La forza di gravità.
Se consideriamo il tipo "classico" del bacino retroverso, troviamo delle creste iliache aperte, che trasportano verso l'esterno anche la testa e il collo del femore; troviamo tuberosità ischiatiche ravvicinate: nel bacino il peso del tronco e della testa si scarica verso il centro, come in un imbuto, e scende con linee di forza maggiori nella parte mediana dei femori. Il peso non si scarica uniformemente sul piatto tibiale ma provoca una spinta maggiore sul bordo mediale.
Questa spinta potrebbe essere la causa delle ginocchia valghe.
Nel caso opposto penso che succeda l'inverso: le creste iliache sono più ravvicinate e il peso del tronco si distribuisce in misura maggiore anche lateralmente. Una diversa posizione nello spazio, sia del grande trocantere, sia del femore tutto, forse fa sì che il peso del corpo scenda più lateralmente e si scarichi sul bordo laterale del piatto tibiale più che sul bordo mediale. Questa spinta può dar luogo alle ginocchia vare (vedi disegno).
Tutto ciò potrebbe spiegare anche perché si trovano tante gambe non congruenti col resto della struttura: è sufficiente che un fattore di postura perturbi l'insieme, perché il peso si scarichi diversamente sul piatto tibiale, e la gamba assuma una forma diversa da quella pertinente alla tipologia strutturale.
Se si osservano le gambe da dietro, si può notare la tendenza di fondo dei femori alla rotazione interna, con i condili non allineati sul piano sagittale; se si osservano anteriormente, si vede come la rotula si sposta, spesso in senso opposto alla spinta del peso sul piatto tibiale.
I fenomeni coesistono e si sommano, non sono in antitesi o in alternativa.
Con il Rolfing® si può trattare questa tendenza alla rotazione interna, creando nuove linee di forza e di movimento che, nel tempo, possono mutare in modo considerevole la situazione.
E' importante considerare la tendenza di base del femore a ruotare internamente anche per riportare congruenza e omogeneità tra gli strati superficiali del corpo e quelli profondi.
