Le vaste possibilità di impiego che offre la tecnica Rolfing non devono però far pensare che sia una panacea.
Le sedute non fanno diventare dei "superuomini" e non fanno diventare "perfetti": consentono di avere un corpo meglio organizzato e più funzionale.
Se è vero che per la stragrande maggioranza delle persone il riequilibrarsi nello spazio, ritrovare elasticità e recuperare movimenti sciolti è di grande aiuto e molto piacevole, il Rolfing è comunque un processo: la disponibilità al cambiamento non è sempre la stessa.
Alcune persone non amano essere toccate: soffrono il solletico, sono iper-sensibili al tocco....: non arriverebbero mai allo studio di un Rolfer se qualcuno non ce le portasse. Non è opportuno decidere per altri: è valido soprattutto in questo caso. La scelta deve essere libera e la persona consenziente, bambini compresi. Si può convincere a provare, non altro.
In certi casi è meglio evitare questo tipo di trattamento, o circoscriverlo: per esempio durante la gravidanza.
Quando sono presenti processi infiammatori, il lavoro va fatto ai margini dell'infiammazione, per non diffonderla ulteriormente. Se la malattia è sistemica, cioè diffusa in tutto un sistema dell'organismo, come nelle malattie reumatoidi, è sconsigliata una manipolazione diretta e bisogna optare per un lavoro più indiretto, sul coordinamento e la percezione motoria. Lo stesso vale per forme gravi di diabete, per situazioni cardio-vascolari a rischio e per i tumori in atto, o operati da poco tempo.
Ci sono casi in cui anomalie ossee, congenite o acquisite, limitano gli effetti del trattamento, anche se la distensione di tessuti irrigiditi può comunque dare sollievo.
Diverse persone si rivolgono ai Rolfers perché hanno ernie discali, di piccola o media entità', che i chirurghi hanno sconsigliatto di operare, ma che danno comunque problemi. In questi casi il lavoro va fatto solo se c'è la disponibilità di chi lo vuole provare a cambiare schemi motori e posturali scorretti: è controproducente pensare che il problema non esista e continuare a fare cose errate, dato che i Rolfers non hanno bacchette magiche.
Abbiamo notato spesso, lavorando con persone che portano gli apparecchi ortodontici (cioè per raddrizzare i denti), che ci possono essere tensioni nell'organismo, che inibiscono gli effetti del Rolfing, probabilmente generate dall'apparecchio stesso: per essere sicuri di investire al meglio tempo e denaro, è preferibile rimandare le sedute alla fine del trattamento ortodontico.
Il Rolfing non è una psicoterapia: se è vero che un senso di benessere generale influisce positivamente sull'umore e che sentirsi bilanciati nello spazio e "ben piantati per terra" può aumentare il senso di sicurezza, è anche vero che sarebbe fuorviante aspettarsi da una tecnica strutturale la soluzione di un grave disagio psichico.
Spesso le persone si sentono molto diverse anche se i risultati visibili sono relativamente pochi; questo accade quando la situazione di partenza non è di grande squilibrio strutturale: ovviamente non si potranno vedere cambiamenti eclatanti.
Nel corso della prima seduta si possono chiarire dubbi di questo tipo e inquadrare le aspettative personali nei termini del possibile.